Reati ambientali, De Raho: “In Calabria è tutto un parlare”

Reati ambientali, De Raho: “In Calabria è tutto un parlare”

“In Calabria è tutto un parlare”. Parole amare quelle che il Procuratore Federico Cafiero De Raho ha pronunciato in occasione dell’incontro “L’ambiente violato. Tra mafie, abusi e veleni”. Un momento di riflessione, organizzato dal Laboratorio politico “Patto Civico” per approfondire le questioni legate ai reati ambientali, piaga che da decenni impoverisce e uccide nel silenzio assordante, condannando intere generazioni ad una disperazione e solitudine perenne, specie in determinate zone del Sud.
La Calabria è al secondo posto nella classifica nazionale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti nel 2015 con 487 infrazioni accertate, 505 denunce e 177 sequestri e nessun arresto. Sono questi i dati che emergono da Ecomafia 2016 di Legambiente, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia. Numeri e risultati che raccontano il lento cambiamento che ha preso il via con l’approvazione della legge sugli ecoreati. Il problema ambientale va affrontato in diversi modi, ha spiegato De Raho. Da un lato la magistratura, che può intervenire solo quando il reato è palese: “Stiamo provando a fare un’indagine al contrario. Ci sono zone con una elevata concentrazione di patologie, ma non abbiamo elementi sufficienti o riscontri scientifici che ci diano la certezza di una relazione, non c’è collaborazione – sottolinea – per cui è difficile arrivare ad una soluzione immediata”; dall’altro le vicende tristemente note: dalle cosiddette “navi dei veleni” ai camion sotterrati – e mai trovati – a Mammola (RC). E poi l’importanza delle azioni semplici – “fare la differenziata può, appunto, fare la differenza” – all’abusivismo edilizio. De Raho insiste: “Il problema è la mancata difesa dell’ambiente. E qui si concreta nella bellezza perduta delle coste, rovinata da un abusivismo sfrenato. Siamo i primi ad effettuare demolizioni e continueremo. Ma questo sentimento di difesa del territorio deve essere condiviso”.

Accanto a lui don Maurizio Patriciello, appassionato protagonista dell’incontro. “Ci sono credenti e non credenti. E ci sono sacerdoti credibili”, lo ha descritto così il Procuratore De Raho. E la parola “credibilità” è quella che definisce meglio padre Maurizio: uomo del Sud che difende, tra la gente, il diritto a respirare. Parroco della chiesa di S. Paolo Apostolo a Caivano, tra Napoli a Caserta, e speciale testimone d’impegno nella Terra dei fuochi, ha raccontato la sua esperienza in un contesto così difficile: “Ammassare le povertà è l’errore più grande che si possa fare. Raccogliendo tutte le disperazioni in un unico posto, si creano delle zone franche in cui il più forte detta legge. Caivano è questo e il Parco Verde non ha nessun colore. E’ solo cemento, fame e camorra”. Da anni don Patriciello si batte per il diritto alla salute, dentro e fuori la terra dei fuochi. Ma non è un prete ambientalista. Tantomeno un prete anticamorra: “Ogni aggettivo aggiunto alla parola prete – sottolinea – lo umilia e lo mortifica. Il prete è un prete. Niente di più. Apostolo – spiega – significa mandato. Mandato dove? Sulla terra. Da chi? Dagli uomini. A fare che? A dare loro sollievo: diamo da bere agli assetati e da mangiare agli affamati. Ma se a queste persone – dopo averle sfamate e dissetate – tolgono pure l’aria?”. E’ un racconto appassionato, fatto da un uomo semplice e forte che sì, ha paura – “Certo che sono venuti a cercarmi”, dice – ma che trova la forza di continuare a lottare: “L’illegalità è terra dei fuochi. E la cultura mafiosa che la alimenta è il vero problema. Anche quando i roghi sembrano diminuire, in realtà si spostano. E gli scarti bruciano nelle periferie, dove l’attenzione è minima”.
Ma se ne parla. A dispetto di atti desecretati a vent’anni di distanza, connivenze e iter legislativi rallentati, oggi se ne parla. Nelle scuole, nelle piazze, nelle aule di tribunale, nell’enciclica “Laudato sì di Papa Francesco: “Noi siamo aria, acqua e suolo. Se li avveleniamo, facciamo del male a noi stessi. Prendiamo coscienza, pretendiamo i nostri diritti e pratichiamo i nostri doveri: sentinelle di legalità, perché non debbano essere i bambini a pagare per le scempiaggini commesse sulla loro pelle. Riguarda tutti, è un discorso globale che supera la ristrettezza del nostro pensiero”

“In Calabria è tutto un parlare”. Parole amare quelle che il Procuratore Federico Cafiero De Raho ha pronunciato in occasione dell’incontro “L’ambiente violato. Tra mafie, abusi e veleni”. Un momento di riflessione, organizzato dal Laboratorio politico “Patto Civico” per approfondire le questioni legate ai reati ambientali, piaga che da decenni impoverisce e uccide nel silenzio assordante, condannando intere generazioni ad una disperazione e solitudine perenne, specie in determinate zone del Sud.
La Calabria è al secondo posto nella classifica nazionale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti nel 2015 con 487 infrazioni accertate, 505 denunce e 177 sequestri e nessun arresto. Sono questi i dati che emergono da Ecomafia 2016 di Legambiente, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia. Numeri e risultati che raccontano il lento cambiamento che ha preso il via con l’approvazione della legge sugli ecoreati. Il problema ambientale va affrontato in diversi modi, ha spiegato De Raho. Da un lato la magistratura, che può intervenire solo quando il reato è palese: “Stiamo provando a fare un’indagine al contrario. Ci sono zone con una elevata concentrazione di patologie, ma non abbiamo elementi sufficienti o riscontri scientifici che ci diano la certezza di una relazione, non c’è collaborazione – sottolinea – per cui è difficile arrivare ad una soluzione immediata”; dall’altro le vicende tristemente note: dalle cosiddette “navi dei veleni” ai camion sotterrati – e mai trovati – a Mammola (RC). E poi l’importanza delle azioni semplici – “fare la differenziata può, appunto, fare la differenza” – all’abusivismo edilizio. De Raho insiste: “Il problema è la mancata difesa dell’ambiente. E qui si concreta nella bellezza perduta delle coste, rovinata da un abusivismo sfrenato. Siamo i primi ad effettuare demolizioni e continueremo. Ma questo sentimento di difesa del territorio deve essere condiviso”.

Accanto a lui don Maurizio Patriciello, appassionato protagonista dell’incontro. “Ci sono credenti e non credenti. E ci sono sacerdoti credibili”, lo ha descritto così il Procuratore De Raho. E la parola “credibilità” è quella che definisce meglio padre Maurizio: uomo del Sud che difende, tra la gente, il diritto a respirare. Parroco della chiesa di S. Paolo Apostolo a Caivano, tra Napoli a Caserta, e speciale testimone d’impegno nella Terra dei fuochi, ha raccontato la sua esperienza in un contesto così difficile: “Ammassare le povertà è l’errore più grande che si possa fare. Raccogliendo tutte le disperazioni in un unico posto, si creano delle zone franche in cui il più forte detta legge. Caivano è questo e il Parco Verde non ha nessun colore. E’ solo cemento, fame e camorra”. Da anni don Patriciello si batte per il diritto alla salute, dentro e fuori la terra dei fuochi. Ma non è un prete ambientalista. Tantomeno un prete anticamorra: “Ogni aggettivo aggiunto alla parola prete – sottolinea – lo umilia e lo mortifica. Il prete è un prete. Niente di più. Apostolo – spiega – significa mandato. Mandato dove? Sulla terra. Da chi? Dagli uomini. A fare che? A dare loro sollievo: diamo da bere agli assetati e da mangiare agli affamati. Ma se a queste persone – dopo averle sfamate e dissetate – tolgono pure l’aria?”. E’ un racconto appassionato, fatto da un uomo semplice e forte che sì, ha paura – “Certo che sono venuti a cercarmi”, dice – ma che trova la forza di continuare a lottare: “L’illegalità è terra dei fuochi. E la cultura mafiosa che la alimenta è il vero problema. Anche quando i roghi sembrano diminuire, in realtà si spostano. E gli scarti bruciano nelle periferie, dove l’attenzione è minima”.
Ma se ne parla. A dispetto di atti desecretati a vent’anni di distanza, connivenze e iter legislativi rallentati, oggi se ne parla. Nelle scuole, nelle piazze, nelle aule di tribunale, nell’enciclica “Laudato sì di Papa Francesco: “Noi siamo aria, acqua e suolo. Se li avveleniamo, facciamo del male a noi stessi. Prendiamo coscienza, pretendiamo i nostri diritti e pratichiamo i nostri doveri: sentinelle di legalità, perché non debbano essere i bambini a pagare per le scempiaggini commesse sulla loro pelle. Riguarda tutti, è un discorso globale che supera la ristrettezza del nostro pensiero”

 

di Valeria Guarniera

pubblicato su : http://ildispaccio.it/primo-piano-2/143599-reati-ambientali-de-raho-in-calabria-e-tutto-un-parlare

Video integrale su: https://www.youtube.com/watch?v=OttSrQ1xnd0

Video su: https://www.youtube.com/watch?v=70JTB19qxcg