Secondo incontro assembleare

Libertà di fare impresa a Reggio: può esistere? Costruiamo insieme percorsi di cambiamento.

 

Si è tenuto giovedì 23 marzo, nel salone dell’Istituto San Vincenzo de’ Paoli, il secondo incontro organizzato dal Laboratorio politico Patto Civico dal titolo: Libertà di fare impresa a Reggio: può esistere? Costruiamo insieme percorsi di cambiamento.

Dopo quello del 2 febbraio scorso, ha costituito un’ulteriore occasione per documentarsi e riflettere sugli strumenti offerti dalla normativa vigente a tutela della libera iniziativa economica in contesti territoriali ancora condizionati dalla criminalità organizzata, quale quello reggino e per ricercare insieme possibili azioni di sensibilizzazione e di sostegno.

Ci hanno aiutato nell’approfondimento: il dott. Gaetano Paci, Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e il dott. Francesco Campolo, Viceprefetto in servizio presso la Prefettura di Reggio Calabria. L’imprenditore Gaetano Saffioti, testimone di giustizia, ha raccontato la sua esperienza, in continuazione con la bella testimonianza già offertaci da Nino De Masi.

Ad introdurre il tema è stato il dott. Francesco Campolo, esperto della materia, che ha sintetizzato le previsioni normative del D. Lgs. 159/2011 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione) e successive modifiche ed integrazioni, soffermandosi sulle informazioni e le comunicazioni antimafia, quali provvedimenti a carattere preventivo.

In particolare ha, poi, parlato del funzionamento delle white-list ed illustrato le Misure straordinarie di gestione e sostegno alle imprese colpite da informazioni interdittive, evidenziando le opportunità offerte dal legislatore e sottolineando le possibili misure a salvaguardia degli interessi pubblici e dei livelli occupazionali coinvolti.

In merito, ha evidenziano come la tutela dell’interesse pubblico sia prevalente ed assorbente rispetto agli interessi meramente privatistici dell’impresa interdetta, con inevitabili riflessi sulla interruzione dei rapporti di lavoro sottostanti. Fra le misure di sostegno, con rapporto contrattuale in essere, ha citato la rimozione degli organi sciolti, il tutoraggio esterno dell’azienda e la nomina di amministratori esterni per la conclusione degli adempimenti contrattuali.

Il confronto ha consentito di convenire che l’imprenditore contiguo alla ‘ndrangheta non è un bene per l’economia, anzi sottrae spazi vitali a quelle imprese sane che avrebbero tutto il diritto di occuparli, con propri investimenti e personale.

Il Proc. Agg. Gaetano Paci, ha rivolto l’attenzione al ruolo fondamentale degli amministratori pubblici che, pur tra responsabilità e difficoltà, non può prescindere dalla tutela del bene e del patrimonio comune e da un’offerta di servizi indispensabili.

Ha evidenziato, quindi, quanto sia importante anche il ruolo dei cittadini, ricordando come molti siano gli strumenti disponibili ed auspicando una crescente assunzione di responsabilità, senza alibi. Senza necessità di attendere le inchieste. Ribaltiamo insieme – ha proposto – la visione della città, collaboriamo perché al governo di un insieme di gruppi si sostituisca il governo di un insieme di regole. Usufruiamo del “bene della democrazia”. Prestando attenzione, osservando quello che accade e valutando i comportamenti assunti da coloro che ci amministrano, per poi scegliere chi votare in autonomia. E nel farlo ha ricordato quanto diceva in merito il suo maestro, Paolo Borsellino.

Ha parlato di azioni concrete e simboliche. Di costituzioni di parte civile dovute e negate ai cittadini calabresi. Di abusi edilizi mai sanati: 792 ordinanze per immobili abusivi solo a Reggio Calabria e mai un abbattimento dal 1946 al 2014! Ma anche in questo campo – ha detto – d’intesa con il Prefetto, abbiamo iniziato ad invertire la rotta demolendo gli immobili abusivi sul litorale… ora la gente può vedere di nuovo il mare! E molti si stanno adeguando, si riducono gli appelli, immobili di pregio vengono restituiti al territorio destinandoli per finalità sociali.

Sul tema specifico dell’incontro dice “Gli imprenditori non hanno più motivo per non denunciare, oggi possono avere una tutela immediata dallo Stato!”

Significativo è stato l’intervento di Gaetano Saffioti, imprenditore di Palmi che si è opposto alla ‘ndrangheta. Anche lui, come Nino De masi, vive sotto scorta (da 17 anni!) e ha ricordato quando, dopo anni di intimidazioni e di estorsioni, di imposizione di fornitori e di automezzi bruciati, nel 2002, decise di riprendersi la sua  libertà denunciando le cosche della Piana. Scattò l’operazione Tallone d’Achille che portò a 48 arresti. La sua vita cambiò, si ritrovò solo in un sistema impreparato. Ma non si è arreso ed ha superato i momenti difficili. Nel cuore, il desiderio di testimoniare al proprio figlio i valori più importanti, di lottare per la giustizia, di sperimentare il coraggio.

Nel 2014 ha risposto al bando per la demolizione della villa abusiva di una delle ‘ndrine più potenti, i Pesce di Rosarno, la cui ordinanza di demolizione risaliva al 2002. Già da un paio d’anni donna Bonarrigo ed i familiari avevano lasciato l’abitazione a testa bassa, sfilando tra le divise, ma non vi erano imprenditori disponibili. Quando il Prefetto chiamò Saffioti, lui non esitò un’istante… l’escavatore sotto i suoi comandi si mosse preciso e veloce e della casa restò solo un cumulo di macerie.

Non lo dice, ma lo scorso 21 marzo gli hanno assegnato il Premio Nazionale don Peppe Diana per aver saputo incarnare il messaggio del sacerdote ucciso, contribuendo alla costruzione di comunità libere dalle mafie.

E’ un uomo simpatico, Saffioti, al termine dell’incontro, mentre fuma un sigaro, scherza con noi un po’ dispiaciuto per i giovani funzionari della scorta costretti ad accompagnarlo qua e là… Quando domandiamo loro quanto sia gravoso quel compito, ci rispondono all’unisono che ne sono onorati. E’ il riconoscimento dello Stato che ha capito e che, ripercorsi i propri passi, vuole esserci per accompagnare, proteggere, dimostrare che oggi chi denuncia non sarà più solo.

Nel frattempo in sala è arrivato Filippo Cogliandro, lo chef di Lazzaro che parecchi anni fa ha denunciato i suoi estorsori facendoli arrestare. Con voce ferma, occhi vivaci e sorriso sincero racconta a chi ancora non la conosce, la sua bella storia, una storia di speranza. Dopo la denuncia la sua attività è cresciuta, è diventato un punto di riferimento alternativo per tanti. Quando gli domandiamo “Come hai fatto a dormire dopo aver denunciato?” ci risponde “E come avrei potuto dormire se non lo avessi fatto!” Il pensiero va al sonno del giusto di cui parla il Vangelo.

All’incontro era presente anche Giuseppe Spinelli, titolare di un’azienda agricola a Seminara, i cui ulivi secolari negli scorsi anni hanno subito incendi e danneggiamenti. Ma il fuoco non ha impedito la produzione dei frutti, né ha placato l’entusiasmo di Giuseppe con il quale più volte, insieme ad amici di varie associazioni, ne abbiamo estratto l’olio. In occasioni di impegno festoso quali possono diventare le prove condivise con obiettivi di rinascita.

Anche questo incontro si inserisce nel percorso “Tante Agorà in una sola cittàCostruiamo insieme la città metropolitana”. Un progetto che, condiviso da vari gruppi ed associazioni, vuole costituire un’opportunità di partecipazione democratica ed un richiamo alla cittadinanza attiva, che sempre più, anche nel nostro territorio,  cerca spazi concreti d’azione.

Maria Laura Tortorella

Coordinatrice Laboratorio politico Patto Civico