La sanità oggi in Italia… e in Calabria: questioni vecchie e nuove (Parte I)

Vista la complessità del tema, proporrò una riflessione in due tappe. Parlare di Sanità oggi, in Italia, è un fatto così “oggettivamente soggettivo” che spesso ognuno ritiene di avere ragione senza tener conto del punto di vista, o dei bisogni, dell’altro: paziente, operatore sanitario, manager, economista e tanti altri. Molti, infatti, sono gli attori nel Servizio Sanitario e altrettanti sono gli interessi economici ed il potere che ruota attorno al “Pianeta salute”.

Basti pensare ai 110 miliardi del Fondo Sanitario Nazionale del 2014 ed all’ulteriore indotto; non è un caso che il 70% dei reati di corruzione nella Sanità compiuti in Italia si verifichino in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia (Trasparency International), Regioni che hanno una rete istituzionale debole e insormontabili barriere per il linkage dei dati: per esempio, in Calabria non esiste un “Osservatorio Epidemiologico Regionale” e v’è un solo “Registro Provinciale dei Tumori”.

In particolare, una domanda è presente continuamente nel dibattito sulla tutela della salute: «I finanziamenti sono troppi o insufficienti»? Se dovessimo dar retta alla spesa pro-capite annua (5388 dollari negli USA , 3974 in Germania e 2964 in Italia), la risposta sarebbe la seconda, ma – se facessimo dei rigorosi tagli agli sprechi e aggredissimo seriamente la corruzione – i finanziamenti forse potrebbero essere sufficienti almeno nel presente momento storico. Questa considerazione non vale, però, per il futuro prossimo, tenuto conto del fatto che già nel 2013 le malattie croniche gravi, in Italia, hanno raggiunto il 14,7% delle patologie complessive e dell’invecchiamento della popolazione italiana, che per le donne ha una aspettativa di vita di 84 anni e 2 mesi e per i maschi di 79 anni e 10 mesi.

In effetti, dobbiamo fare ancora molto nella nostra Regione per affrontare la cronicità. Infatti l’analisi dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) fatta dal Ministero della Salute segnala le seguenti criticità :

1) Numero dei posti letto equivalenti per assistenza agli anziani in strutture residenziali ogni 1000 anziani residenti: Calabria 3,41 p.l.; Friuli-Venezia-Giulia 26,02 p.l.; Media nazionale >10.

2) Numero posti equivalenti semiresidenziali in strutture per disabili ogni 1000 residenti: Calabria 0,05; Emilia-Romagna 0,47; Media nazionale >0,18.

3) ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) assistiti con età >65 anni: Calabria 3,18 %; Media nazionale 4 %,

4) Percentuale di pazienti >65 anni con frattura del collo del femore operati entro 48 ore: Calabria 19,67 %; Toscana 64,73 %; Media nazionale 50 %.

Bisogna dire che purtroppo scontiamo dei ritardi nella mancata espansione dei Servizi di Medicina Territoriale (Aggregazioni Funzionali Territoriali dei MMG (Medico Medicina Generale), Case della Salute, CAPT (Centro Assistenza Permanente Territoriale), Consultori Familiari), avendo inseguito per decenni la chimera di ospedali a pioggia sul territorio calabrese che in alcuni casi, anziché essere luoghi di cura, paradossalmente sono diventati luoghi di malasanità e di inappropriatezza. Infatti in Calabria abbiamo il 30,1 % di ricoveri inappropriati, in quanto potrebbero essere curati a domicilio, ed il 65 % delle persone afferenti ai Pronto Soccorsi che potrebbero invece essere tranquillamente trattati dalla semplice Medicina Territoriale (tradizionali medici curanti).

Pertanto, è fondamentale potenziare tre Aree Assistenziali: la Medicina Distrettuale, l’Emergenza-Urgenza e la Prevenzione e riqualificare la Rete Ospedaliera, dove riqualificare significa valorizzare le specializzazioni, visto che oggi, in Calabria, l’ospedale surroga le carenze della medicina territoriale dequalificandosi e saturando i posti letto.

E’ necessaria, quindi, una profonda riforma del settore che il Consiglio Regionale può approvare in tempi brevi, preveda l’istituzione di tre Aziende Ospedaliere (Area Nord, Centro, Sud) che coordineranno i Presìdi Ospedalieri operanti nelle Aree di riferimento, creando delle Reti Ospedaliere virtuose per intensità di cura dove le équipes medico-chirurgiche potranno essere “itineranti” nella stessa Area, valorizzando le prestazioni medicochirurgiche in presìdi ospedalieri minori come, per esempio, Melito P.S., Locri, Gioia Tauro, Soverato, Corigliano, etc., tutte strutture che invece stanno vivendo una lenta agonia.

Le tre Aziende Sanitarie Territoriali istituite (A.S.T.) dovrebbero avere la stessa delimitazione territoriale delle Aziende Ospedaliere, il cui mandato istituzionale abbia come attività principali:

1) l’assistenza territoriale (ADI – Strutture residenziali e semiresidenziali per disabili e per anziani – Assistenza psichiatrica );

2) Case della Salute-Consultori familiari, etc., dove svolgono un ruolo centrale gli specialisti ambulatoriali, il MMG, il Pediatra di Libera Scelta, il Pediatra di Comunità, gli infermieri, specialmente a domicilio, le ostetriche nel percorso nascita e gli assistenti sociali nel settore della fragilità;

3) il Piano Regionale della Prevenzione;

4) la Medicina Veterinaria ed il controllo delle filiere alimentari;

5) la Rete delle dipendenze patologiche;

6) l’assistenza territoriale ai minori;

7) la Sanità Penitenziaria;

8) la Rete delle cure palliative.

Ma qui finisce la prima parte, o tappa, delle riflessioni che propongo. A domani, la II parte.

di Rubens Curia*Medico – già componente del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto superiore di Sanità

pubblicato su http://ildispaccio.it/firme/69949-la-sanita-oggi-in-italia-e-in-calabria-questioni-vecchie-e-nuove-parte-i