L’Aspromonte come risorsa dimenticata

Il nostro Aspromonte, quale lembo estremo del continente europeo, è una montagna ricca di aree naturali ancora integre, nonostante le aggressioni antropiche a cui viene continuamente sottoposto. La sua storia, la sua peculiare conformazione geo-morfologica e la varietà della sua copertura forestale, gli conferiscono un valore straordinario sia dal punto di vista idrogeologico, che della produzione di legname, del paesaggio e dell’indotto turistico.

Purtroppo gli eventi nefasti che, nel corso dei secoli, hanno interessato questa terra (la debolezza dello Stato, il cancro mafioso, la carenza estrema di infrastrutture, il clientelismo, l’assistenzialismo, la fragilità dell’economia locale), hanno inciso profondamente sulla “gente d’Aspromonte” – comunità di rare qualità umane, ma spesso dimenticate e disprezzate – determinandone talvolta reazioni e atteggiamenti non collaborativi (dalla rassegnazione alla chiusura familistica). Proprio queste comunità, se non abbandonate, possono farcela: un filo da solo si spezza, ma se viene intrecciato con altri diventa una fune che non si spezzerà mai. Alla fragilità dobbiamo quindi rispondere “facendo rete” con le forze sane e alla illegalità con la quotidiana resistenza al malaffare! In tal modo, la marginalità del nostro Aspromonte si può trasformare in “tipicità”, in ricchezza di vere tradizioni, insomma: un valore aggiunto!

Si pensi al lavoro “forestale”, una delle poche fonti di reddito in queste aree interne. Purtroppo, bisogna riconoscere che, nel tempo, per mancanza di programmazione e di controlli tecnico-amministrativi e contabili, gli interventi sul territorio hanno perso sempre più la originaria finalità del riassetto idro-geologico dei bacini montani, interessati da un alto grado di dissesto, prevalendo piuttosto lo scopo di alleviare la disoccupazione. A tal fine, la consulenza specialistica del Dipartimento di Agraria della locale Università Mediterranea è, senza dubbio, una opportunità da non perdere. Urge, dunque, una reale e non più procrastinabile riforma di questo settore strategico, con il coinvolgimento degli Enti preposti (Regione, Comunità Montane, Consorzi di Bonifica, Comuni, Ente Parco, ecc.), per rendere finalmente produttiva l’attuazione dei progetti di sistemazione idraulico-forestale del territorio e di razionale gestione del patrimonio silvo-pastorale.

Ma sarà soprattutto la città metropolitana di Reggio Calabria, il cui territorio coincide in larga parte con la montagna dell’Aspromonte, a doversi far carico di queste esigenze.

Parte del patrimonio boschivo esistente, da qualche tempo, è in stato di abbandono e ciò sta causando un progressivo peggioramento della situazione fito-sanitaria, con contestuale aumento del rischio nei riguardi degli incendi. Sono indispensabili “Piani di gestione forestale”, con criteri naturalistici, redatti da tecnici abilitati. Anche gli alti costi delle utilizzazioni forestali possono essere abbattuti con l’associazionismo fra i proprietari dei boschi e con la organizzazione di cooperative di operai, dotate di un parco macchine comune per l’utilizzazione e l’esbosco dei prodotti legnosi. Proprio il degrado ambientale attuale ci obbliga a capire che non possiamo continuare ad abusare del patrimonio naturale come nel passato: l’esigenza di valorizzare la qualità della vita impone di superare il vecchio atteggiamento di padroni dell’ambiente, per scoprirci amministratori intelligenti del nostro territorio.

Un modello di sviluppo sostenibile per la nostra montagna dovrà fondarsi sulle caratteristiche che seguono:

– radicale riforma delle politiche che, finora, hanno causato la deforestazione, l’erosione del suolo, e la diminuzione della qualità delle risorse idriche;

– promozione del riciclaggio delle materie prime, nonché del razionale trattamento dei materiali pericolosi, per preservare l’ambiente naturale da gravi inquinamenti;

– considerazione congiunta degli aspetti economici e di quelli ambientali, nelle decisioni istituzionali, oggi purtroppo spesso separati.

Non esitiamo a concludere con una considerazione che potrebbe suonare, ma non è, moralistica: oltre all’inquinamento dell’ambiente, occorre combattere l’inquinamento interiore, connesso al primo. Ci sono alcuni valori forti che non vanno dimenticati: la destinazione universale dei beni naturali, la fratellanza, la pace, l’uguaglianza, la libertà, la solidarietà e… l’onestà. Le comunità di Aspromonte hanno un grande bisogno di sperare in un futuro diverso, per non cadere nella rassegnazione pessimistica che Corrado Alvaro espresse con questa cruda frase: “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile”.

di Vincenzo Bagnato (Funzionario in pensione del Corpo Forestale dello Stato) e Alfonso Picone Chiodo (Past president Club Alpino Italiano)

pubblicato su http://ildispaccio.it/firme/62955-l-aspromonte-come-risorsa-dimenticata