Elezioni regionali: e ora?

Alcune considerazioni sulle recenti elezioni regionali, sulle quali pure molto si è detto e scritto, ci sembrano opportune soprattutto in relazione al dato sull’affluenza alle urne che – come si sa – è stato molto basso in ambedue le regioni interessate: l’Emilia Romagna e la Calabria dove i cittadini sono stati chiamati a tornare alle urne anticipatamente rispetto alla scadenza naturale dei mandati per lo scioglimento delle rispettive giunte.

Molte analisi hanno enfatizzato il superamento in percentuale dei votanti della Calabria rispetto all’Emilia Romagna, quasi fosse segno di una maggiore coscienza civile dei calabresi, senza tener in debito conto la diversità dei contesti e del senso che va dato all’astensione.

In Emilia Romagna (dove ha votato solo il 37,7%, rispetto al 68,1% delle elezioni precedenti) è evidente il malcontento della base del Pd che ha voluto rimarcare la disapprovazione per le spese pazze della Regione e la presa di distanza dalle politiche del governo nazionale, “base” elettorale storica che però ha fatto la scelta di non votare piuttosto che votare contro il partito di tradizionale appartenenza.

In Calabria, dove ha votato il 43,8% degli aventi diritto, contro il 59% del 2010, lo sfaldamento di alleanze e potentati elettorali, i cambi di casacca avvenuti fino agli ultimi giorni e la lontananza sprezzante dalla gente hanno avuto per conseguenza l’allontanamento dai seggi con crescita del disinteresse e della volontà di non esprimere neppure un voto di protesta.

Il Pd, che pure ha vinto in ambedue le regioni, ha tuttavia perso ben 769.000 voti (677.000 solo in Emilia Romagna). Il che conferma il carattere “relativo” di tutte le formali vittorie dei partiti politici, che vanno sempre esaminate e contestualizzate.

Nella nostra Regione hanno votato meno di un elettore su due, peraltro con un sistema elettorale giudicato mediocre, se non addirittura illegittimo, dagli esperti, con il risultato che il nuovo governatore della Regione con il suo 61% è stato, di fatto, eletto da meno del 27% dell’ intero elettorato.

Questo è il dato reale sul quale occorre riflettere, ma che nelle analisi dei politici, pur non essendo stato ignorato, inopinatamente è stato considerato trascurabile. Esso, invece, conferma una grave sfiducia e disaffezione (che in alcune fasce sociali diventa disprezzo) dei cittadini nei confronti della classe politica sempre più percepita come una “casta” autoreferenziale.

Detto questo: cosa toccherà fare alla nuova Giunta regionale, che riceve in eredità una situazione difficilissima sul piano economico e politico, per governare bene e recuperare la fiducia degli elettori votanti e soprattutto della maggioranza di astenuti?

Sono tali e tanti i problemi presenti in Calabria, in tema di disoccupazione, fuga dei giovani, bassa capacità reddituale, crescita della povertà, infiltrazioni mafiose, spesa sanitaria improduttiva ed inefficace, mantenimento di apparati amministrativi parassitari ed inutili, non utilizzo di fondi UE per ritardi di progettazione, trasporti inadeguati, mancanza di tutela dell’ambiente e delle risorse idriche, scarso interesse verso il patrimonio culturale, ecc. che non ha senso declamare proclami e fare annunci roboanti, con lo stile oggi in voga ad ogni livello di governo.

Siamo tutti sazi e stufi di parole!

E’ auspicabile che la nuova Giunta (cui, comunque, vanno i migliori auguri di buon lavoro) adotti anche piccoli ma significativi provvedimenti che diano il segno di un recupero di governabilità, di trasparenza, di avvio a soluzione di problemi “ordinari”, che tuttavia a tutti i calabresi – abituati allo sfascio – apparirebbero più che “straordinari”.

E’ lecito chiedersi se il “nuovo” Presidente della Giunta sia effettivamente espressione del “nuovo” modo di fare politica che qui si invoca.

In ogni caso lo giudicheremo non dalle dichiarazioni, ma dai fatti: basta bizantinismi, alchimie politiche da corridoio, inciuci e continui compromessi che servono solo a chi governa per galleggiare, quando non per garantire continuità al mantenimento di interessi consolidati ma oscuri ed estranei ai cittadini e che, in definitiva, allontanano ulteriormente la gente dalla benchè minima voglia di partecipazione politica!

Basta volontà di apparire ad ogni costo, celebrando il rito della consumazione mediatica di tutto. Abbiamo bisogno di “comunicazione” e “informazione”, non di spettacolo, commedia o farsa che sia.

E’ necessario, infine, mantenere il ritmo dei passisti e non dei centometristi, per tenere orientata la barra degli interventi regionali su progetti prima seriamente pensati, studiati, valutati come il bene “concretamente possibile” e perciò necessari alla Calabria, piuttosto che seguire il vento delle suggestioni, vaneggiando opere faraoniche, inutili e costose (e probabilmente irrealizzabili o realizzabili in tempi così lunghi da non essere realistici), con grave spreco di danaro prelevato esosamente dalle già scarse risorse dei contribuenti.

E’ poi necessario il dialogo con i cittadini per poter rispondere in modo adeguato ai loro bisogni ed alle loro attese, anche attraverso nuove forme di controllo dell’amministrazione regionale perché non si verifichino più le forme di malcostume che abbiamo visto. Chi fa politica dovrebbe essere al servizio alla comunità, e non servirsi della comunità.

Rimaniamo, dunque, in attesa di valutare l’operato dei nuovi eletti sperando di registrare fatti concreti e almeno l’avvio di soluzioni positive per la nostra Regione. Senza pregiudizi, ma anche senza illusioni.

*Dott. Aldo Velonà (già funzionario Ministero delle Finanze) – Dott. Giuseppe Angelone (Vicedirettore centro accoglienza comunità – Ministero Giustizia)

Con questo primo pezzo inizia la collaborazione al Dibattito – non a date prefissate, ma occasionale – dell’Associazione “Laboratorio politico- Patto civico”

pubblicato su http://ildispaccio.it/firme/62053-elezioni-regionali-e-ora