Lettera al sindaco di una città disperata ed esasperata (ma già “bella e gentile”)

Caro signor Sindaco, da circa sei mesi svolgo la funzione di coordinatore di un’associazione – il LP-PC (Laboratorio politico – Patto Civico) – in cui, da più di un anno, poco più di un centinaio di persone si sono impegnate con passione. Tale associazione non è un Think Tank, un club di intellettuali, ma si caratterizza per un metodo di forte partecipazione popolare. Essa nasce non contro i partiti, ma contro il “sistema di potere” dei partiti e con l’obiettivo di progettare/sognare una città normale, diversa dal “modello Reggio”, rivelatosi uno dei più disastrosi e fallimentari d’Italia. Il LP-PC si è dotato di una dichiarazione d’intenti, di uno statuto e soprattutto di un Documento Programmatico per la città metropolitana (DP) che si cercherà di aggiornare periodicamente e che, scopiazzato a destra e manca, costituisce una non trascurabile base di discussione come progetto sulla città e la sua provincia.

Proprio sulla base di questa difficile ma intensa esperienza e dei numerosi contatti avuti praticamente con quasi tutti i candidati a Sindaco, credo di poter formulare – a nome del Comitato di coordinamento del LP-PC – qualche “richiesta” al futuro sindaco della città metropolitana di Reggio Calabria, chiunque esso sia.

Sorvolo sul fatto, in sé già emblematico, che nessuno abbia, contestualmente alla candidatura a sindaco, indicato la “squadra” che lo accompagnerà, quando invece sappiamo tutti molto bene che lo staff è importante almeno quanto il leader e che i cittadini avrebbero tutto l’interesse a sapere prima “chi” farà “cosa”, se non per ogni assessorato almeno per i più importanti.

Sorvolo pure sulle modalità di “formazione delle liste” – e degli accordi politici sottostanti – su cui abbiamo assistito a inverosimili, e talora spudorati, salti tripli e mortali, trasformismi e trasversalismi politici, tentativi disperati di rielezione-riciclaggio, assalti alla diligenza dell’ ipotetico vincitore, ecc.: tutte forme di malcostume che caratterizzano un ceto politico che troppo spesso non vive “per” la politica, ma – cosa ben diversa – “di” politica.

Ad ogni modo e al di là di un vero progetto organico e di lungo respiro (per il quale, in parte, rinvio al DP) – per quanto si possa (anche se non si dovrebbe) sorvolare sui due punti indicati e su altri ancora – è semplicemente impensabile che chiunque verrà eletto sindaco, e qualunque sia la maggioranza che lo appoggia, non facciano subito “almeno” alcune cose, che di seguito ricordo:

· mettere in streaming le sedute del Consiglio comunale – che in qualche occasione non sarebbe male si svolgessero nei quartieri più periferici – permettendo così ai cittadini di capire, e poter controllare, l’operato dei propri rappresentanti;

· operare immediatamente una radicale rotazione di dirigenti e funzionari dell’amministrazione comunale, alcuni dei quali operano monopolisticamente, essendo da decenni incollati alle poltrone;

· far svolgere, con assoluto rigore, regolari concorsi – e quindi selezioni pubbliche – per qualsivoglia attività municipale a cominciare dalla gestione delle società partecipate;

· ridurre all’essenziale tutti i compensi, eliminare gettoni di presenza e rimborsi forfettari;

· creare, per gli appalti sotto soglia, una white list delle imprese virtuose;

· adottare un regolamento per la disciplina del gioco d’azzardo – che sta rovinando famiglie, giovani ed anziani – con revisione dei piani commerciali (ben al di là di quanto già deciso sugli orari dalla Commissione straordinaria);

· introdurre, su richiesta ormai di gran parte dell’opinione pubblica, un c.d. bilancio partecipativo e doverosamente attuare/applicare la normativa in materia di istituti di partecipazione popolare;

· dare priorità assoluta ai servizi sociali – basti pensare che la casa comunale per anziani (c.d. Ricoveri Riuniti) è chiusa dal 2008 e gli asili comunali sono chiusi dal 2010! – e far funzionare dignitosamente i trasporti pubblici e la raccolta differenziata dei rifiuti;

· predisporre la bozza di Statuto del nuovo ente nel quadro di una Pianificazione strategica della città metropolitana che coinvolga tutti gli abitanti della Provincia nell’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano.

Naturalmente si potrà – e dovrà – fare molto di più, soprattutto se, come pare, la città metropolitana riuscirà ad attingere a specifici fondi comunitari, ma quelle prima indicate sono, anche per il loro valore simbolico, azioni indispensabili e per altro quasi tutte “a costo zero”, tanto più necessarie quanto più da operare in un Comune indebitatissimo e sciolto per corruzione e connivenze mafiose.

Si tratterebbe solo dei primi segni, ma quanto basta per incoraggiare la speranza che la strada che la nuova amministrazione incomincia a percorrere è diversa, anzi opposta, alle precedenti. Del resto, la capacità di coinvolgere e far partecipare la gente è molto importante per risollevare una città da troppo tempo in ginocchio.

Molto dipenderà dalle persone di cui si attornierà, signor Sindaco, dagli incarichi che attribuirà e dalle strategie che ne conseguiranno. La prima prova della bontà di un progetto politico per Reggio, infatti, sta nella scelta e composizione della squadra che dovrà combattere una durissima battaglia di risanamento amministrativo. E da questo primo passo si potranno capire molte cose.

In ogni caso, signor Sindaco – in una città aggredita dalla ‘ndrangheta, che ha raggiunto livelli pericolosi di disperazione e di esasperazione – sarà giudicato non dalle astratte “promesse” fatte in campagna elettorale, ma inesorabilmente dai “fatti” concreti che riuscirà a realizzare. Sono questi i veri “debiti” che bisognerà onorare, non quelli con i c.d. grandi elettori.

In questo senso, credo che Reggio abbia fatto qualche passo in avanti: al di là dei meriti della magistratura, che cerca di fare il suo dovere ma non può sostituirsi al potere politico, la città ha un associazionismo (c.d. società civile o responsabile) piuttosto vivace e ormai insofferente alle mere chiacchere. Comincia inoltre ad affermarsi una stampa non controllata e non controllabile, libera, cui fortunatamente un’opinione pubblica esausta e per troppo tempo strumentalizzata, fa riferimento.

Mi rendo conto che non sarà facile, anzi che molti le renderanno la vita difficile, signor Sindaco, ma possiamo sperare che “ci proverà”? Che almeno le “prime azioni” qui auspicate siano poste in essere? Capirà che è in gioco molto più della sua carriera politica…

di Antonino Spadaro *Docente universitario e coordinatore del Laboratorio Politico-Patto Civico

pubblicato su http://ildispaccio.it/firme/57392-lettera-al-sindaco-di-una-citta-disperata-ed-esasperata-ma-gia-bella-e-gentile